Le comete del 1618
 
Le tre comete apparse in cielo nel novembre del 1618, oltre a favorire la diffusione di tristi pronostici (si era, peraltro, agli inizi di una terribile guerra fra le potenze europee, che si sarebbe conclusa solo trent’anni più tardi), suscitarono subito l’interesse del mondo scientifico. Le interpretazioni di questo fenomeno astronomico erano sostanzialmente due: quella tradizionale, dovuta ad Aristotele, che concepiva le comete come anomalie atmosferiche risalite fino alla sfera del fuoco, e quella moderna, di Tycho Brahe, che vedeva in esse autentici corpi celesti in moto fra i pianeti.
Gli astronomi della Compagnia di Gesù, i quali, influenzati dalle recenti scoperte galileiane (le fasi di Venere, i pianeti medicei, i monti della Luna), si trovavano ormai a disagio nell’ambito del sistema tolemaico, e avevano quindi ‘ripiegato’ sul sistema di Tycho (i pianeti ruotano attorno al Sole, e quest’ultimo ruota attorno alla Terra), accettarono la concezione moderna delle comete. In difesa di questa, discese pertanto il padre gesuita Orazio Grassi, professore di matematica al Collegio Romano, con una dissertazione intitolata ‘’Disputatio astronomica de tribus cometis anni MDCXVIII’’, peraltro densa di considerazioni scientifiche datate ed erronee.
Galileo, il quale temeva l’affermarsi della concezione tychoniana, in contrapposizione a quella copernicana, rispose a Grassi per interposta persona, mediante il ‘’Discorso delle comete’’ del suo discepolo Mario Guiducci, in cui la concezione del padre gesuita veniva definita ‘’vanissima e falsa’’. La risposta del Grassi non si fece attendere, e fu la ‘’Libra Astronomica ac Philosofica’’ di Lotario Sarsi Sigenzano (anagramma del nome dell’autore), in cui, al di là del Guiducci, veniva chiamato in causa direttamente Galileo. Questi rispose tre anni dopo con il ‘’Saggiatore’’, un capolavoro di letteratura polemica che, al di là del tema delle comete, definiva con assoluta chiarezza i parametri del metodo scientifico galileiano. In questa disputa con i padri gesuiti, ricca di humour e di trovate geniali (alla Libra, o bilancia, del Grassi, si opponeva il Saggiatore, o bilancia di precisione, di Galileo), e che sarebbe costata in seguito molto cara allo scienziato pisano, gli errori di Galileo, il quale, in contrapposizione a Tycho, considerava le comete come una sorta di illusioni ottiche, furono riscattati dai tesori di intelligenza e di acume profusi nei testi da lui redatti.
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